Stiamo distribuendo la rivista Cuore Amico di agosto ai benefattori. Don Armando Nolli, direttore dell'Associazione, nell'editoriale ci invita a non dimenticare la tragedia mai finita dei rifugiati e dei profughi.

Editoriale di don Armando Nolli
Penso spesso a disagi e sofferenze per tante speranze deluse, desideri e sogni infranti.
Penso particolarmente in questo periodo a quanti hanno sognato un avvenire possibile o più sereno e hanno deciso, o sono stati aiutati a decidere, la traversata del Mediterraneo su insicuri mezzi di fortuna. Ma in Sicilia o sulle coste italiane non sono mai sbarcati.
Morti in mare. Dispersi.
In Africa e in Asia tanti li piangono.
Fin qui, però, siamo ancora nel racconto gravissimo, ma anonimo: racconto di cose che capitano.
Dall'Eritrea ci è giunta una lettera che dall'anonimato fa emergere persone con un volto. Sono i parenti, gli amici delle persone di cui non si può pensare nemmeno alla sepoltura.
Piangono, mentre di fronte alla Cattedrale e sui pali elettrici della città di Asmara ogni giorno si rinnovano gli avvisi mortuari letti da gruppi di persone costantemente attonite per tanti concittadini colpiti dai recenti lutti.
Piangono anche alcune suore missionarie eritree che Cuore Amico conosce.
Non rimane che confortarle con la preghiera e con la supplica che i telefoni non squillino più per nessuno ancora in attesa e in pensiero per i propri cari.
Cari benefattori, preghiamo con loro e rendiamoci conto che queste sciagure diminuiranno solo se alcuni Stati, alcune Istituzioni, alcune Associazioni, come Cuore Amico, contribuiranno a far nascere lavoro retribuito anche in Eritrea.

Don Armando Nolli