La mia offerta… di don Angelo
Nelle scorse settimane ci è giunta l’offerta di una benefattrice che recava la causale: «per tenere a casa loro tutti gli emigranti». Sicuramente il pensiero che ha mosso questa donazione sarà stato quello di recare aiuto a persone costrette all’emigrazione forzata, permettendo loro di vivere una vita dignitosa nei Paesi d’origine, ma mi rendo conto anche di quanto possa essere difficile accettare questo scambio continuo di culture e di civiltà che irrompono nella nostra vita quotidiana, costringendoci a un cambiamento del nostro vivere e del nostro essere cristiani. Anche il cardinale Angelo Scola, in un recente articolo su Oasis, sottolinea: «Per il fatto di vivere gomito a gomito nello stesso quartiere e per il fatto che 300 ragazze sono rapite in Nigeria, la guerra in Centrafrica, la miniera in Turchia o il caso di Meriam in Sudan entrano nella mia casa allo stesso titolo della cronaca nazionale, inevitabilmente io cambio il mio modo di essere cristiano e tu il tuo modo di essere musulmano…
Ogni fede, se è autentica, è un incarnarsi nella realtà». Ecco, cara benefattrice, la situazione in cui viviamo oggi: dobbiamo prenderne atto e cercare di vivere nel presente. I cristiani non possono tenere gli occhi chiusi, ma, a livello personale e nelle istituzioni, devono preoccuparsi di questa tragedia. Già nel 1971 Paolo VI scriveva nella Octogesima adveniens: «È urgente che si crei uno statuto che riconosca un diritto all'emigrazione, favorisca l’integrazione, faciliti la promozione professionale e consenta l'accesso a un alloggio decente».
Dal 1980 Cuore Amico, sostenendo i missionari, assolve coscientemente a un compito: aiutare i popoli del “terzo e quarto mondo” a rendersi fautori del loro progresso, liberandosi dalla malattia, dalla fame, dall’analfabetismo, perché possano acquisire la libertà di Figli di Dio. Da qui in poi è la storia socioeconomica e politica che guida i loro passi: alcuni restano come risorse nelle loro terre; altri sono obbligati a emigrare per salvare la loro vita e quella dei propri cari da guerre atroci come quelle di cui parliamo nella nostra campagna estiva.