Donne che cambiano il mondo di don Angelo

L’8 marzo si celebra la Festa della donna. È amaro riconoscere che in molte parti del mondo la discriminazione cui è soggetta la metà femminile dell'umanità si traduce in meno cibo, meno cure mediche, talvolta addirittura eliminazione fisica. La discriminazione più evidente, e che ha conseguenze anche sulle generazioni future, è quella relativa all'istruzione (il 40 per cento delle giovani donne resta analfabeta), ma anche matrimoni e gravidanze precoci, assieme al maggior carico di lavoro, contribuiscono a distruggere le potenzialità di bambine e ragazze.
Grazie a Dio, la realtà ha anche la faccia di donne meravigliose che sono arrivate al Premio Nobel per la Pace: la prima è stata Wangari Maathai, ambientalista, attivista e biologa keniota. Le è stato dato il riconoscimento nel 2004 per il contributo allo sviluppo sostenibile, alla democrazia e alla pace e per la lotta contro la deforestazione (venti milioni di alberi piantati col Green belt movement);
poi è toccato a Ellen Johnson Sirleaf, prima donna eletta democraticamente presidente in Liberia, un Paese lacerato da anni di guerra;
infine Leymah Gbowee, che si è battuta per dare alle donne africane il diritto di voto e per aumentarne l’influenza in varie aree dell’Africa occidentale. Il prestigioso riconoscimento è toccato anche a una donna yemenita, Tawakkul Karman, nota per il suo impegno nella primavera araba e per i diritti delle donne in Yemen. Secondo lei, «le donne devono acquisire consapevolezza della loro forza e capacità nelle società, anche nell'Islam, onde poter rimuovere stereotipi, repressioni e ostacoli che si pongono all'affermazione della loro parità».
La storia continua e, nei Paesi poveri, la lotta contro la fame e per l’autosviluppo è nelle mani dell’altra metà del cielo.
Le richieste che arrivano a Cuore Amico lo dimostrano con chiarezza.