Quel ramo di mimosa
Sull'aereo di ritorno dal viaggio pastorale nelle Filippine, così ha detto papa Francesco: «Una ragazza domenica mi ha chiesto perché i bambini soffrono; è stata l'unica a fare quella domanda. Lei con il suo pianto, di donna che piangeva… Quando dico che è importante che le donne siano più considerate nella Chiesa non è soltanto per dare loro una funzione… no, perché loro ci dicano come sentono e guardano la realtà, perché le donne guardano da una ricchezza differente, più grande».
L'8 marzo si celebra la festa della donna. Certamente le mimose di quel giorno non basteranno a coprire i cadaveri delle donne ammazzate qui da noi e altrove, non da conflitti tra religioni, ma da fanatici ostili ad accettare che le donne guardano da una ricchezza differente, più grande. E di questo rendiamo grazie a Dio, condividendo quanto affermato da molti: il futuro di un Paese dipende dalle qualità della donna, perché per sua naturale missione investe su salute ed educazione.
Così come rendiamo grazie a Dio perché nell’anno 2013 è stato aperto il processo di beatificazione delle sei missionarie italiane delle Suore delle Poverelle di Bergamo, morte in Congo nel 1995 per aver contratto il virus Ebola.
Conclusa invece la fase diocesana del processo di beatificazione di Luisa Mistrali Guidotti, dell’Associazione femminile medico missionaria, uccisa nel 1979 nell’allora Rodesia mentre accompagnava in ospedale una partoriente a rischio.
Se queste donne sono candidate alla Gloria degli Altari, molte altre ogni anno cedono all’età o alla violenza: per tutte queste, e per i 26 operatori pastorali martiri del 2014 ( tre in più del 2013) di cui facciamo memoria il 24 marzo, eleviamo una preghiera e, perché no?, mettiamo nelle nostre case, in loro memoria, un rametto di mimosa.
Coraggio, amiche benefattrici: aiutateci ad aiutarle.







