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La certezza che Dio non abbandona di don Flavio Dalla Vecchia
Per i cristiani, novembre è il mese che chiude l’anno liturgico, invitando chi si pone in ascolto della Parola proclamata nella liturgia a guardare oltre lo scenario di questo mondo, per attendere con fiducia che la storia giunga al compimento promesso. Tutto questo può apparire a molti un’evasione o un’illusione.
Chi però prende sul serio il Vangelo non è un rassegnato e neppure un illuso. Egli sa che il cammino di Gesù si è compiuto nelle braccia del Padre, perché Gesù «non si è lasciato vincere dal male, ma ha saputo vincere il male facendo il bene» (Rm 12,21); Gesù non ha discusso del problema della fame o della malattia: ha distribuito cibo e risanato infermi; non ha cercato il potere: con la sua croce ha messo a nudo l’ipocrisia dei potenti, che molte volte usano Dio o la religione per preservare i propri privilegi.
Alla luce di Gesù, anche noi possiamo partecipare all’avventura della stessa creazione che «geme e soffre nella speranza» (Rm 8,21-22); anche noi siamo chiamati a essere «benevoli gli uni verso gli altri, misericordiosi, perdonandoci a vicenda come Dio ha perdonato a noi in Cristo» (Ef 4,32); siamo esortati a «operare il bene con le nostre mani, per poter condividere con chi si trova nel bisogno» (Ef 4,28).
La certezza che Dio non abbandona i suoi fedeli persino nella morte anche oggi dà coraggio ai martiri e apre il cuore a chi mette in gioco la sua vita per difendere i diritti degli oppressi, per soccorrere chi è privo di mezzi, per dare dignità a chi è collocato tra gli scarti di un modello economico che considera solo il profitto.







