Paul, dieci anni, è accasciato su un pezzo di cartone in mezzo alla polvere. Non riesce ad alzarsi perché ha una gamba fratturata da quattro giorni. È ai bimbi come lui che padre Raphael Mangiti, missionario passionista, apre il cuore e le braccia. E anche le porte del Centro di accoglienza realizzato nel 2008 nel villaggio di Tonga, all'interno della diocesi di Homabay, per ospitare i bambini che hanno perso mamma e papà a causa dell’epidemia di Aids e che vivono in solitudine e in estrema povertà. Sono i piccoli invisibili, di cui nessuno si occupa.

Congregazione: Padri Passionisti

«Cerchiamo di rispondere ai bisogni fisici, intellettivi, emotivi, spirituali, sociali dei 34 bambini che vivono con noi, affinché possano diventare adulti responsabili e consapevoli», spiega il padre, che estende la sua opera al di fuori dell'orfanotrofio prendendosi cura anche di 22 altri poveri e senza genitori che vivono nei villaggi e che hanno bisogno di cure mediche e di frequentare la scuola.
Un antico proverbio africano dice che «chi corre da solo corre veloce, ma chi cammina insieme arriva lontano». Camminiamo anche noi al fianco di questi bambini, per fare in modo che percorrano la loro strada.