Ci sono sofferenze che rimangono nascoste agli occhi del mondo.
Una di queste è quella dei detenuti della prigione centrale di Garoua, nel nord del Camerun, dove il sovraffollamento, la povertà e la mancanza di cure trasformano la malattia in una condanna nella condanna.
Monsignor Fustin Ambassa Ndjodo, arcivescovo di Garoua, conosce bene questa realtà:
«Una persona non deve perdere la propria dignità quando entra in carcere», racconta.

Da anni la Chiesa locale è accanto ai carcerati con percorsi di alfabetizzazione, ascolto e assistenza spirituale.
Oggi chiede un aiuto per raggiungere i più fragili: uomini e donne malati che, troppo spesso, non hanno accesso a visite mediche, farmaci o alle più elementari condizioni di igiene. In carcere, infatti, malattie infettive e patologie della pelle si diffondono facilmente e rapidamente.
Chi è più povero rischia di essere lasciato senza cure, quando invece ha diritto come tutti di accedere all’assistenza sanitaria, a esami clinici, a medicinali e a incontri di educazione all’igiene.
La misericordia non conosce cancelli e ogni essere umano merita di avere la possibilità di rialzarsi e guardare al futuro con occhi nuovi, sapendo di non essere stato dimenticato.
Un dono di Cuore: sapone (5 €); un esame clinico (25 €); medicinali da distribuire (100 €)







