In un mondo che potrebbe offrire risorse a ogni persona, esistono ancora luoghi dove purtroppo la fame attanaglia famiglie e bambini.
In Etiopia, nella zona di Gurage, la grande povertà ha portato il prezzo della farina alle stelle.

«Questo territorio è piuttosto tranquillo a livello sociopolitico e moltissime persone, in fuga da aree limitrofe più pericolose, trovano qui un rifugio dai combattimenti interni».

Ce lo racconta la salesiana suor Rosaria Assandri, da quasi quarant’anni missionaria in Africa.

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«Grazie a Cuore Amico nel 2020 siamo riusciti a costruire una panetteria». – Un sogno che è diventato realtà. – «Qui non abbiamo scuole e ogni giorno accogliamo oltre 800 bambini che vengono da noi a giocare.
La maggior parte di loro non ha cibo di cui nutrirsi, così li teniamo con noi per il pranzo e poi diamo una piccola borsa con cibo e qualche panino per la famiglia
».

Il forno produce circa 4mila pani al giorno e, affinché sia accessibile a tutti, il prezzo di vendita è molto basso. Purtroppo l’aumento dei costi della farina ha reso ciò insostenibile.

«Facciamo davvero del nostro meglio: oltre a donare tutto il pane che possiamo, sosteniamo alcune famiglie in difficoltà e aiutiamo i bambini togliendoli dalla strada e pagando loro la retta scolastica».

Ogni aiuto servirà a combattere la fame dei più poveri di questo territorio.

La guerra nel Nord dell’Etiopia non cessa di produrre effetti negativi sulla popolazione, primi fra tutti una grave crisi alimentare e umanitaria. Nelle regioni di Hamara e del Tigray, principali aree di conflitto in cui i combattimenti continuano senza sosta, venivano prodotti grano e tef, cereali tipici alla base dell’alimentazione.
La guerra ha decimato i raccolti, facendo lievitare tantissimo i loro costi e quelli dell’alimentazione in generale; in più ha causato un imponente movimento migratorio di persone verso le zone del Paese meno pericolose. Così molte famiglie di profughi e sfollati interni si trovano a vivere di niente in città, dove già la povertà è dilagante.