Nelle Filippine, l’isola di Cebu presenta i problemi endemici di tutto il Paese. Possono sfuggire ai turisti che affollano le spiagge da sogno, ma accanto a costruzioni imponenti e grattacieli ci sono molte baraccopoli informali in cui vivono segregate le fasce più povere della popolazione.
Si vive da invisibili, in agglomerati dove le case sono fatte di bambù, le strade non sono asfaltate e mancano corrente elettrica e acqua.
L’analfabetismo è molto presente perché, quando le famiglie riescono a malapena a sfamare i figli, non pensano neanche di iscriverli a scuola. Numerosi sono anche i casi di abbandono scolastico, criminalità minorile, lavoro e sfruttamento sessuale.

Consolacion, una località suburbana di Cebu, è una zona che brulica di baracche ed è anche la sede delle Suore Teresiane che sono impegnate dal 2000 in un vasto programma di promozione umana che prevede visite mediche gratuite nelle cappelle delle comunità la domenica dopo la Santa Messa, distribuzione di cibo e farmaci per combattere la malnutrizione.
Lavorano “per i poveri del quartiere”, come scrive suor Grace Pitogo, la Madre generale, che aggiunge:
«La cosa più feroce della povertà non è la deprivazione materiale, ma l’emarginazione; essere nulla più che non avere nulla».
Per cominciare a porre le basi per un cambiamento e agire contro la loro marginalità, le missionarie hanno lavorato a lungo incontrando individualmente tutte le famiglie di Consolacion i cui i figli non vanno a scuola o l’hanno abbandonata per cominciare a lavorare.

baraccopoli

Pian piano sono riuscite a instaurare un rapporto di fiducia che è sfociato nell’avvio di un piccolo asilo in alcuni locali della comunità qualche anno fa, per supportare i bambini più piccoli con attività educative e ricreative.
Sapendo poi che nel quartiere non ci sono scuole elementari, le suore hanno preso con la comunità l’impegno di costruirne una e, in questo, sono aiutate dalla Conferenza Episcopale Italiana che sta finanziando l’opera.
L’obiettivo è dare istruzione a più bambini possibile, con riguardo soprattutto a coloro che si trovano in forte disagio economico.
«Ci siamo affidate al Signore e all’aiuto della gente e contiamo di aprire la scuola nell’estate del 2026. Vorremmo insegnare anche nozioni di informatica, perché ci rendiamo conto che non si tratta di un lusso ma di un diritto fondamentale e, senza competenze tecniche, questi giovani rischiano di restare ai margini della società.
Il grande sforzo fatto per la costruzione della scuola non ci permette però di acquistare dei computer. Ci rivolgiamo al vostro cuore per non lasciare nessuno indietro in questa sfida per noi cruciale
».
Non lasciamo inascoltato l’appello di madre Grace, andiamo incontro alle necessità dei giovani di Consolacion.