Nel nord della Guinea Bissau, in un territorio molto vasto, si trova la missione di Farim, dei Missionari Oblati di Maria Immacolata.
A circa 60 km di distanza sorge il villaggio di Sambacul, con circa 3 mila abitanti che vivono principalmente di agricoltura di sussistenza (arachidi, miglio, mais, riso) e di allevamento familiare.
Le attività agricole si svolgono ancora con mezzi rudimentali, con aratura manuale o a traino di cavalli, il che determina bassa produttività e redditi molto modesti.
Questa condizione di fragilità economica è data in primis dalla mancanza d’acqua, perché nel villaggio non esiste un pozzo funzionante e si dipende quasi esclusivamente dalle piogge stagionali.
Le donne e le ragazze (a loro spetta questo compito) sono obbligate quotidianamente a percorrere circa 6 km per raggiungere stagni o altri villaggi dotati di pozzi.
L’acqua viene trasportata a piedi, in bidoni sulla testa o su carretti trainati da animali. Questo comporta grande fatica, perdita di tempo, rischi sanitari e minori opportunità scolastiche per le bambine.
La scarsità e l’irregolarità dell’acqua impediscono lo sviluppo di orti e piccole coltivazioni stabili e, senza una produzione agricola costante, aumenta il rischio di malnutrizione, in particolare per bambini e donne in gravidanza.
Si rende indispensabile scavare un pozzo comunitario che possa garantire un accesso stabile e sicuro all’acqua potabile e possa migliorare la qualità di vita delle donne e dei bambini.
Un dono di Cuore: Per realizzare il pozzo a Sambacul occorrono 2.500 €. Non facciamoli mancare!






