Quest’anno sono 800 anni che s. Francesco d’Assisi ha scritto il Cantico delle Creature, nel quale chiama “fratelli e sorelle” la natura e gli animali. Il Santo ci invita a considerare l’ambiente in cui viviamo un dono non da possedere, ma da accogliere; da custodire e non sfruttare.
Laddove il creato è ferito anche la società umana si frantuma e, a farne le spese, sono spesso quei territori in cui l’ambiente si ammala a tal punto che non è più possibile viverci.
Allora possiamo dire che la cura dell’ambiente è inseparabile dalla giustizia verso i poveri che subiscono le conseguenze peggiori del degrado ambientale: alluvioni, siccità, malattie e fame, come potete leggere nella pagina qui a fianco.
Anche se c’è sempre possibilità di andare incontro a queste emergenze, è necessario adottare anche da parte nostra uno stile di vita meno consumistico, limitando tanti falsi bisogni per restare aperti a necessità vere, come quelle riportate in questo numero della nostra rivista e voi, cari benefattori, ce ne date testimonianza.
Il resoconto delle necessità finanziate da Cuore Amico nel 2025, che trovate sul nostro sito www.cuoreamico.org, è un ulteriore segno della vostra generosità con la quale collaborate per un mondo più giusto e, quindi, più rispettoso della natura. Di questo vi ringraziamo.
Don Flavio Saleri
Direttore di Cuore Amico
La cura della “casa comune”
Nella nostra società, come anche in alcuni Paesi occidentali, non è ancora presente il senso dell’urgenza e della necessità di interventi incisivi che possano portare alla riduzione degli effetti nefasti dei cambiamenti climatici nel mondo anche se, grazie alla tecnologia di cui l’Occidente dispone, è quanto meno possibile far fronte alle emergenze del clima, quando queste si presentano. Purtroppo, in molti territori sulla Terra, ciò non è possibile.
E allora, ci chiediamo, non possiamo far altro che assistere impotenti a situazioni di siccità estreme o alla violenza di tifoni che, in ugual misura, mettono a repentaglio la vita di esseri umani, flora, fauna?
O possiamo, in nome della fratellanza universale, andare in soccorso di chi chiede aiuto e non ha difese per arginare tempeste o caldo torrido?
«Solo un’azione collettiva può essere capace di coniugare efficacia e solidarietà per evitare gli scenari catastrofici in atto e quelli che si annunciano».






