Ogni anno, il 9 agosto, si celebra la Giornata Internazionale dei Popoli Indigeni . Sono fra i 370 e i 500 milioni e vivono sul 22% della superficie terrestre.
Rappresentano la maggior parte della diversità culturale mondiale (pensiamo solo al fatto che hanno creato e parlano la maggior parte delle 7mila lingue presenti sulla Terra), eppure molte popolazioni indigene continuano a confrontarsi con emarginazione, estrema povertà e violazioni dei diritti umani.
L’occasione per riflettere sul ruolo significativo che queste comunità hanno nel sostenere la diversità culturale e biologica del mondo intero ci viene fornita dall’incontro con don Giuseppe Zanardini, missionario salesiano e Premio Cuore Amico nel 2009.
Dal 1978 si trova in Paraguay dove lavora con e per i poveri: dagli indios delle favelas ai campesinos senza terra.
Ha costruito ad Asunción la “Casa indigena”, punto di riferimento per le famiglie che provengono dal Chaco e dalla foresta, nella speranza di condizioni di vita migliori.
Come potrete ascoltare e vedere inquadrando il Qr-code presente in questa pagina, ci racconta che per preservare la cultura indigena è essenziale partire dalla lingua:
«In Paraguay si parla spagnolo, guaranì e altre 18 lingue. 20 lingue, 20 culture diverse, pensate che ricchezza racchiudono!
Lavorando con le minoranze, in questi ultimi anni mi sono concentrato in particolare sul popolo Ayoreo. Le sue conoscenze millenarie non devono andare perdute, ma vanno armonizzate con il vivere di oggi.
E allora cerco ogni aiuto possibile per preparare i bambini e i giovani alla relazione con la società che li circonda, perché non ne siano assorbiti perdendo la propria identità.
Preparo e distribuisco materiale didattico specifico per ogni gruppo. Parto dal loro sapere, raccontato dagli anziani, e lo traduco in spagnolo. Storia, spiritualità e tradizioni diventano disegni e libretti che distribuisco nelle scuolette presenti in foresta. Non basta però: occorre anche formare insegnanti indigeni che facciano da ponte tra gli anziani e gli studenti».
“Perché è importante sostenere i popoli indigeni?”, gli chiediamo. La risposta:
«Perché ci insegnano molto e hanno grandi valori: il valore della verità, della parola vera; il valore della condivisione e della solidarietà. In netto contrasto con l’individualismo della società occidentale, è un popolo che cammina insieme.
Cercano il bene comune, ciò che è buono per tutti; se c’è da sacrificarsi, tutti si sacrificano. Questa è una grande lezione, insieme alla forte spiritualità e al rispetto per la natura.
Rendono grazie a Dio, all’universo, al grande spirito che c’è nel bello, nel sole che sale di giorno, nelle stelle che vengono di notte, nell’acqua che scorre nei fiumi e nelle piante che ci danno l’ossigeno. Abbiamo tutto da imparare».









