Nel Ricordo di don Mario Pasini, il Villaggio della Gioia è la casa per tanti bambini di strada
C'è Seneni, 10 anni, che canta di fiori, di sorrisi e della mamma che non ha più; c'è suo fratello Shija, 7 anni, la schiena deformata dalla tubercolosi ossea e il sorriso scolpito sul volto provato dalla deformazione progressiva. E c'è Halifa, 13 anni. La vita da strada a lei ha strappato tutto, compresa l'innocenza di bambina costretta a diventare adulta troppo in fretta e nel peggiore dei modi. Tre storie tra le tante, raccolte con discrezione tra le decine di coppie di occhi carichi di speranza e gioia che ti si appiccicano addosso appena entri in un orfanotrofio africano come la “casa nazionale del bambino” di Dar El Salaam.

Congragazione: Padri Passionisti
Referente:

Un orfanotrofio governativo che, grazie all'intervento missionario, è la soluzione “meno peggio” per cosiddetti bambini da strada che popolano la metropoli della Tanzania e che vivono una quotidianità fatta di stenti, in balìa di fame, violenze, malattie. Una vera e propria emergenza, in questa terra ricca di risorse e potenzialità ma gravata da distribuzione iniqua e tanti flagelli. Dopo la malaria, che resta tutt'ora la causa prima della mortalità, c'è la piaga dell'Aids, che sta decimando madri e padri lasciando allo sbando nonni anziani e bambini. Si stima che siano oltre 200 mila quelli rimasti orfani perché i genitori sono stati uccisi dall'Aids. Cifre destinate a crescere, soprattutto nelle grandi città. E chi rimane senza parenti stretti, rimane solo. A loro, a questi orfani o a loro volta malati di Aids, si rivolgono diverse iniziative missionarie alle quali Cuore Amico guarda con particolare interesse: c'è il Villaggio della Speranza, già operativo da tempo. E c'è il “Villaggio della Gioia”, che Cuore Amico ha “adottato” con un sostegno straordinario nel nome e in ricordo del suo fondatore, don Mario Pasini.

Sui bambini del “Villaggio della Gioia” vigila l'immagine di don Mario Pasini, ripresa da un'istantanea che lo ritrae con madre Teresa di Calcutta: “sono certo che ci stanno guardando – commentava padre Fulgenzio Cortesi – che insieme stanno benedicendo quest'opera e noi che la sosteniamo con convinzione”. Opera frutto della provvidenza. Padre Fulgenzio, venuto a mancare nel giugno del 2021, ne riconosceva lo “zampino” in ogni fase dell'iter di realizzazione del Villaggio della Gioia: già aveva il progetto in mente quando, del tutto inaspettato, è giunto il dono della terra da parte di un privato. E poi il sostegno morale e logistico della diocesi locale e quello economico di un nutrito gruppi di sostenitori privati, Cuore Amico in testa.