In Sudan, dodici milioni di sfollati e decine di migliaia di vittime sono solo una parte del bilancio del conflitto scoppiato ad aprile 2022 che vede schierati da una parte l’esercito, dall’altra i paramilitari.
La richiesta delle organizzazioni non governative e anche di papa Leone XIV, per la guerra in Sudan, è quella di un cessate il fuoco immediato, di aiuti umanitari e di un embargo delle armi.
La situazione, infatti, è fuori controllo in un contesto che sta provocando la sofferenza di milioni di persone in termini di cibo, malattie e violenze sessuali. In diverse regioni, compresi i campi per sfollati nel Darfur settentrionale e sui monti Nuba occidentali nel Kordofan meridionale, sono state registrate carestie.

Si stima che, da aprile 2023, più di 8 milioni di persone siano state costrette ad abbandonare le proprie case in Sudan, mentre circa 3,5 milioni sono fuggite nei Paesi vicini.
In questo terribile contesto, padre Ghebray Beedemariam, frate cappuccino, anch’egli rifugiato, chiede aiuto a Cuore Amico per la scuola di Kassala che si tenta di mantenere aperta e che riceve molti bambini rifugiati.
La situazione economica delle famiglie è disastrosa e spesso i genitori non riescono neppure a pagare le rette, comunque simboliche e finalizzate alla loro responsabilizzazione.