Undici anni fa papa Francesco aveva visitato alcuni Paesi che si trovano nella parte est dell’Africa, sulla linea equatoriale.
Qualche mese fa papa Leone XIV ha voluto recarsi in Algeria, Camerun, Angola e Guinea Equatoriale, nella parte ovest del continente africano
Un viaggio, questo di aprile scorso, fatto sulla scia di quello del suo predecessore per mostrare al mondo che l’Africa, spesso sfruttata e dimenticata, ha invece fame di «futuro, speranza e pace».
Questi popoli chiedono di non essere lasciati soli e la presenza di papa Leone XIV testimonia la volontà della Chiesa di diventare compagna di strada e partecipe dei problemi del continente, perché:
«la fede non separa lo spirituale dal sociale, anzi dà al cristiano la forza di interagire con il mondo per rispondere ai bisogni degli altri, specialmente dei più deboli».
Sulla capacità di riuscire a sconfiggere povertà, sfruttamento e violenza si gioca il futuro di queste terre.
Durante la Messa celebrata all’aeroporto militare di Yaoundé, in Camerun, il richiamo del Pontefice è stato a:
«non guardare da lontano chi soffre ma a farci prossimi, a stringerci gli uni agli altri», perché «ogni comunità ha il compito di creare e sostenere strutture di solidarietà e di aiuto reciproco in cui tutti possano dare e ricevere aiuto».
Quello che si vuole realizzare nel sud del Camerun, dove nascere comporta ancora rischi elevati per la salute di madre e neonato.
Nelle aree rurali di Dja e Lobo, in particolare, vi sono sette piccoli dispensari che sono l’unico presidio sanitario per coloro che vivono in villaggi isolati e difficilmente raggiungibili.
Ilaria Tinelli, missionaria nella diocesi di Sangmélima, vorrebbe proteggere i bambini e sostenere le madri con consultazioni mediche, screening delle principali patologie, sensibilizzazione su igiene e nutrizione.
Sono gli interventi di prevenzione da mettere in atto affinché ogni nascita sicura sia un passo concreto verso comunità più sane e giuste. Possiamo essere anche noi al suo fianco?







