Tra le vette silenziose delle Ande peruviane, dove l’aria è sottile e la povertà pesa come una pietra, esiste un luogo in cui nessuno è dimenticato: la casa di accoglienza Santa Teresita di Pomallucay.
Qui Erica Tellaroli ha scelto di vivere accanto a chi è abbandonato, a chi soffre.
La sua è una presenza instancabile che trasforma ogni giorno la sofferenza in cura, l’abbandono in famiglia.
A Santa Teresita si accolgono anziani soli e malati, disabili, bambini fragili: storie segnate dal dolore.
Li chiama per nome, li guarda negli occhi, li accompagna con gesti semplici e profondi. In queste stanze si lotta contro la fame, la malattia, la solitudine. E si vince, ogni giorno, con l’amore.
Ma la realtà resta dura. «C’è una necessità sempre urgente», racconta Erica: «servono viveri, carrozzine per i bambini disabili, pannoloni per gli anziani».
I più poveri bussano continuamente alla porta: chi ha fame, chi è malato, chi non può permettersi cure. E nessuno viene respinto.
La missione vive di Provvidenza, tra sacrifici e speranza. Anche quando le risorse mancano, Erica continua a donarsi senza riserve, sostenuta da volontarie che condividono tutto ciò che hanno.
La sua voce, carica di pudore e verità, arriva fino a noi: «Chiedo aiuto per i piccoli e gli anziani di questo territorio».
È un appello semplice, ma potente. Accoglierlo significa farsi prossimi, prendersi cura, diventare parte di una storia di amore che salva.
Dove circola l’amore
La sua storia inizia nel 1999, quando per la prima volta mette piede sul territorio andino. Colpita dalle misere condizioni di vita e dalle sofferenze dei campesinos, decide, in un generoso slancio di umanità, di non tornare sui suoi passi.
Un paio d’anni più tardi nel villaggio viene inaugurato un ospizio per anziani e moribondi, di cui viene nominata responsabile (per questa attività riceverà nel 2007 il Premio Cuore Amico).
Nel tempo, la struttura si amplia fino a diventare la casa di accoglienza Santa Teresita che oggi apre le porte ai più emarginati, senza distinzioni.
Una famiglia in cui ogni giorno rinnova una scelta di gratuità, un luogo dove circola l’amore e dove il Vangelo diventa testimonianza concreta e viva. È qui che Erica, coadiuvata da infermiere e volontarie peruviane, prende per mano un vecchio con la demenza, s’inginocchia per sorridere a un malato in carrozzina, prende in braccio un bimbo e lo bacia sulla fronte, accarezza il volto di un uomo morente per non farlo sentire solo. Nelle stanze della casa si intrecciano vicende cariche di dolore.
Come quella di Alejandra, una giovane donna, colpita da tumore all'utero, unico sostegno per i suoi otto figli; di Flor, 14 anni, tetraplegica; di Rosemary, cieca e affetta da una grave forma di schizofrenia.
Erica si prodiga per tutti con impegno e dedizione, senza fare mai mancare una parola di conforto.
Aiuto anche a domicilio
Nella casa c’è anche un piccolo ambulatorio, che presta le prime cure e assicura i farmaci ai malati. «In Perù la sanità costa tantissimo», spiega la missionaria. «Se una persona è ferita e non può permettersi di pagare la sutura, viene lasciata morire dissanguata». I malati più gravi, che necessitano di cure ospedaliere, vengono inviati a Lima e i costi dei trattamenti ricadono sulla missione che già deve provvedere a molte persone. Oltre a gestire la casa, Erica e le volontarie si dedicano al supporto domiciliare nei confronti di famiglie numerose, bambini denutriti, padri senza lavoro. Offrono un pasto caldo, qualche medicina, un sorriso. E, così facendo, portano avanti giorno dopo giorno il sogno di un mondo più equo, più fraterno, più solidale.
Aiutiamo la missione di Erica!









