2015, anno della vita consacrata
I dati del 2012 dei religiosi in Italia sono stazionari rispetto a quelli del 2007 e noi lo constatiamo e ce ne lamentiamo. Quante volte ho sentito dire: «Ah! Quando c’erano le suore!», «Quando c’erano i padri…».
Ma la Chiesa sta conoscendo una fase di espansione e vitalità al di fuori dei confini nazionali, in America Latina, in Asia, in Africa. E questo è ciò che papa Francesco chiama, in quest’anno dedicato alla vita consacrata, «lo spirito profetico» che aleggia sempre nella Chiesa.
Noi di Cuore Amico rispondiamo ancora prevalentemente alle richieste di religiosi e religiose che portano nomi e cognomi italiani; ma, di tanto in tanto, le richieste sono anche firmate da nomi stranieri.
Sarà sempre più così, perché nella Chiesa di Dio nessuno è straniero. Là, in quelle che noi chiamiamo “terre di missione”, italiani e stranieri operano insieme per i fratelli cercando di avvicinarli al Vangelo.
«Conosciamo le difficoltà cui va incontro la vita consacrata», scrive il Papa, «nelle sue varie forme: i problemi economici a seguito della grave crisi finanziaria mondiale, le sfide dell’internazionalità e della globalizzazione, le insidie del relativismo, l’emarginazione e l’irrilevanza sociale.
Proprio in queste incertezze si attua la nostra speranza, frutto della fede nel Signore della storia che continua a ripeterci: “Non aver paura perché io sono con te”».
Il beato Paolo VI affermava: «Senza questo segno concreto della vita consacrata, la carità che anima l’intera Chiesa rischierebbe di raffreddarsi, il paradosso salvifico del Vangelo di smussarsi, il “sale” della fede di diluirsi in un mondo in fase di secolarizzazione».







