Mura di fango aggrappate a pali di legno senza più un tetto, dove pochi averi giacciono abbandonati a terra, in mezzo alla polvere e ai sassi. Sono quello che resta delle case in alcuni villaggi di una zona poverissima della diocesi di Ruhengeri, in Ruanda.
In quella terra vulcanica al confine con la Repubblica Democratica del Congo duramente colpita dalla guerra civile e dagli scontri etnici, è questa la situazione che padre Théoneste Munyankindi, sacerdote, si trova di fronte visitando villaggi come Kagano e Tero che si trovano all’interno della sua parrocchia.
Nel duemila, a causa della guerra, gran parte degli abitanti aveva lasciato tutto per scappare in campi profughi.
Una volta tornati hanno trovato le capanne distrutte o rovinate e non le hanno potute ricostruire.
Molti sono ancora oggi i bambini orfani, le vedove e i portatori di disabilità che non ricevono alcun aiuto e non sanno dove stare. È un lusso se intere famiglie rimaste senza casa, cibo, vestiario, vivono ospitate da altre famiglie in capanne fatiscenti.
La sopravvivenza dei villaggi si basa ancora su coltivazioni di sussistenza legate alla variabilità delle stagioni e parecchi bambini non vanno a scuola per la grave povertà dei genitori.
Per aiutare alcune famiglie ancora senza riparo padre Théoneste vorrebbe costruire delle casette.
Saranno abitazioni semplici che potranno però fare moltissimo per migliorare le condizioni di vita di questa gente. Possiamo andare loro incontro?








